Liquido aulico by Scriptamanent [Vietato ai minori]

Pubblicato il Autore RPE

1 – Prologo

“Porcatroia porcatroia porcatroia…!”

L’uomo continuava a imprecare durante il tragitto del ritorno in macchina, senza sosta, come se le parolacce potessero in qualche modo modificare cio’ che era da poco successo, ammorbando con il loro potere catartico le ore precedenti per espellerle fuori dal tempo.
Un rapido sguardo alla sua destra. Dal borsone degli attrezzi, aperto sul sedile del passeggero, spuntavano inquisitorie un paio di mutandine nere, una risma di fazzoletti accartocciati e i cocci di un’ocarina di modeste dimensioni.
Sotto la tuta da idraulico il prurito lo pizzicava ogni tanto, un po’ dappertutto, probabilmente a causa del fatto che quello era il solo indumento che indossava eccezion fatta per calze e scarpe, e l’attrito del tessuto ruvido contro la cute sprigionava piccoli echi di fastidio.

“Porcatroia porcatroia porcatroia…!”

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Qualche giorno prima

Era stato davanti alla #sempresiabenedetta macchina del caffè che Saverio gli aveva proposto un invito a cena. Ormai lui e Davide si conoscevano da anni, e nonostante la differenza di età certe vicissitudini comunemente vissute li avevano fatti entrare in una certa confidenza, tanto da condividere saltuariamente qualche pasto al di fuori del lavoro.
Avevano provato anche ad andare in vacanza assieme con le rispettive consorti, ma non era stato proprio un successone di intesa, visto che Saverio era più sedentario del giovane collega. Si erano silenziosamente promessi di non ripetere l’esperienza, nonostante le rispettive compagne si fossero trovate particolarmente bene.
“Dai Davide, su, non fatevi pregare, così brindiamo anche al mio compleanno”.
“Ancora? Ma non li avevi fatti due settimane fa gli anni? Per quanto tempo devi festeggiare?”.
“Eeh caro mio, i 45 anni sono una tappa importante! Mica sono un ragazzetto come te”.
Si, tra i due c’era quel rapporto senior/apprendista.
“Eh capirai, ho 37 anni ormai eh”.
“Comunque – proseguì Saverio mentre girava solennemente lo zucchero nel caffe’ – vi aspetto venerdì sera. Non accetto un no”.
Davide, così, travolto dall’impeto bonario del collega più anziano, non potè fare altro che cedere. Avvisò subito dopo Paola su Whatsapp, che sapeva quanto i cambiamenti all’ultimo minuto le dessero fastidio. Aveva bisogno ALMENO di 3 giorni di anticipo per potersi organizzare per un’uscita. Vai a capirla.

L’appuntamento venne quindi confermato, e pochi giorni dopo si svolse la cena.
Al solito, la serata scorse piacevolmente. La cucina casalinga di Teresa, la moglie di Saverio, allietò gli ospiti, corroborati invero da un paio di bottiglie di vino rosso di un certo livello, non certo quelle dell’eurospin a 99 cent per intenderci.
Un paio d’ore abbondanti volarono così in fretta.
Mentre le donne rimanevano affaccendate in cucina, Saverio e Davide si trovarono a fumare in salotto, bevendo un amaro. Fu allora che un gridolino squassò l’aria.
“Ah…! Ancora, sto maledetto lavandino perde acqua…Saveeee!”
Era Teresa, dalla cucina.
Quello del lavandino era un problema che si stavano trascinando da mesi, ormai, e la donna non ne poteva più.
“Guarda – disse rivolta al marito, che tentò di armeggiare per sistemare alla buona quella perdita d’acqua – giuro che se non chiami un idraulico per sistemare sto coso cambio casa”
A quel punto intervenne Davide. Sapeva, lo sapevano tutti, che Saverio era troppo pigro per qualunque lavoro casalingo, e che si affidava, quasi in ogni situazione che esulasse dal piantare un chiodo al muro, sempre a ditte o privati.
Davide, per contro, non poteva permettersi un lusso come quello, e poco a poco negli anni divenne piuttosto competente nel risolvere problematiche domestiche. In particolar modo dove c’erano lavori di idraulica eccelleva, dato che quel tipo di riparazoni furono piuttosto complesse da effettuare nella casa che divideva da anni con Paola (pur non essendo sposati).
Vedendo come era impacciato Saverio, Davide si sentì in obbligò di dare un’occhiata.
“Ammazza Save, ma avete mai fatto entrare un idraulico in questa casa? Qui sotto è tutto marcio, è un miracolo che non sia crollato tutto” disse perentorio Davide, risbucando da sotto il lavabo.
“Avevo intenzione di chiamarlo, ma poi, sai, alla fine funzionava” gli rispose.
Teresa lo fulminò con lo sguardo, e non potè trattenersi dal commentare quella frase, aggiungendo improperi e osservazioni salaci sulla falsariga del “eh certo tanto mica sei tu che lavi i piatti la sera”.

“Allora ascolta, vengo io a sistemarti tutto, dovrei avere anche i pezzi di ricambio a casa” sentenziò Davide, perentorio.
“Ma no dai, guarda domani chiamo l’idraulico…” replicò Saverio.
“No no davvero, non preoccupatevi, Davide è bravissimo in questi lavori” aggiunse Paola, “ha fatto dei lavori in casa che io non saprei da che parte cominciare, non avete idea di quanti soldi ci ha fatto risparmiare”.
Con quella arringa, la donna convinse tutti.
I due amici si misero così d’accordo su un giorno di massima, dove Davide avrebbe approfittato di una generosa pausa pranzo per passare da casa sua. Fortunatamente, non dovendo usare il badge per segnalare inizio e fine di orario lavorativo, quello era un lusso che poteva permettersi. E, del resto, non poterono concordarsi su un più pratico sabato o domenica, visto che nei weekend successivi o Saverio o Davide avevano entrambi impegni (due giorni alla spa il primo, fine settimana in montagna il secondo, ovviamente entrambi con le rispettive compagne).
La piccola compagnia si avviò quindi verso l’uscio per accomiatarsi. E fu allora che rientrò in casa Martina, la figlia di Saverio e Teresa. La diciannovenne, al primo anno di università, esordì con un “Ciao” apatico.
A Davide e Paola era già capitato di intravederla a casa di Saverio in passate occasioni, e tutte le volte lo spirito poco socievole della ragazza era stato decisamente rimarcato da un atteggiamento svogliato e non di certo accomodante. Nessuno fu quindi stupito di quel veloce vagito.
Fu mentre i 4 adulti finivano di salutarsi che, nel campo visivo di Davide, rimase per pochi secondi proprio la ragazza. Girata di schiena, con ancora indosso il giubbottino, i lunghi capelli biondo cenere accoccolati sulle spalle, traccheggiava con lo smartphone. Nella penombra dell’ingresso, complice una luce soffusa ma tagliente, e un paio di leggings grigi, talmente attillati da far pensare che ci dovesse essere da qualche parte una valvola per il sottovuoto, le sue gambe slanciate e il suo sedere rotondo si impressero nella retina di Davide. Non solo gli fecero perdere una manciata delle parole dettegli da Saverio, ma permisero ad una porzione del suo cervello di modulare esplicitamente una chiara considerazione.

…! che culetto.

Come promesso, il martedì della settimana successiva Davide era d’accordo per passare da Saverio per la riparazione del lavandino. Il programma era quello di andare entrambi a casa sua, sistemare il problema, mangiare un piatto al volo e poi tornare al lavoro (sia Davide che Saverio abitavano a pochi minuti di macchina dalla ditta).
Al mattino, però, davanti alla consueta macchina del caffè, Saverio comunicò a Davide che a causa di un impegno imprevisto non avrebbe potuto accompagnarlo a casa sua.
“Guarda, stamattina mi hanno appioppato sta rottura di cazzo…parto tra poco per andare in quel posto in culo ai lupi ad incontrare il rappresentante, per cosa poi? Mettere due firme e poi tornare indietro”
“Ok dai, facciamo un altro giorno, tanto io comunque…”
“No no aspe’, se rimando ancora sta cosa Teresa poi chi la sente. Facciamo così, se Martina è a casa dall’università ti apre lei e tu fai tutto. Mi spiace solo non poterti magari dare una mano”
Davide, in realtà, era quasi contento che Saverio non potesse dargli una mano. Da solo, molto probabilmente, ci avrebbe messo meno tempo che con il suo disastroso aiuto.
Saverio scrisse subito a sua figlia. Aspettarono qualche minuto alla macchinetta, ma da Martina nessuna traccia di risposta.
“Vabbuò senti, io devo partire subito se no torno troppo tardi. Ti scrivo poi su whatsapp ok?”
“Ok. Ricordati che poi io comunque stasera non ci sono eh, che devo uscire con Paola, quindi nel caso rimandiamo ad un altro momento”
“Ok ok, no ma vedrai che trovi qualcuno a casa. Vado, cia’”
“Ciao…si ma scrivimi subito però che son già le undici e devo organizzarmi se devo…” ma la frase di Davide rimase sospesa a mezz’aria. Saverio si era già allontanato.

Di lì a poco, una notifica di whatsapp diede a Davide il via libera – “Ok vai pure, Martina è a casa”
Davide si affrettò a chiudere un paio di commissioni, in modo da poter uscire con calma a mezzogiorno e sistemare quel lavoro velocemente. Da quanto aveva visto, quel lavandino, e soprattutto quel sifone, erano messi così male che ci sarebbe dovuto stare dietro con un minimo di attenzione extra. Più che altro, il rischio di sporcare i vestiti era decisamente alto.
Davide decise così di fare uno stop veloce da casa a cambiarsi e indossare una specie di tuta completa da lavoro, come quelle dei meccanici e degli idraulici, con la zip ad aprire il busto fino al pube, cosa molto utile in caso di emergenze urinarie. Era una tuta piuttosto vecchiotta, larga, con un cavallo tanto basso da essere degno del miglior rapper. Si era riproposto da tempo di prenderne una più adatta della sua misura ma aveva sempre rimandato l’acquisto. Aggiunse al borsone degli attrezzi, che si era gia’ portato dietro dal mattino, un paio di chiavi extra che non si sa mai, e si avviò verso casa di Saverio, tutto sommato in orario col programma che si era stabilito.

Appena suonato il citofono, sentì il bzzz dell’apertura della porta esterna. La figlia di Saverio non si era neanche preoccupata di chiedere chi fosse, di salutare manco a parlarne.

Questa come minimo ha già le palle girate perchè le tocca avermi in giro per casa.

Superato il cancelletto, Davide trovò socchiusa anche la porta d’ingresso, evidentemente lasciata aperta da Martina, in modo da non dover per forza interagire con lui.
“Ehm, permesso…?” disse Davide, entrando nel familiare disimpegno.
Nessuna risposta.

Sempre meglio.

Perplesso, Davide camminò lungo il corridoio per dirigersi verso la cucina, che si apriva sulla sinistra. Alla stessa altezza, sulla destra, l’apertura per il salotto.
Gettando lo sguardo, vide spuntare da sopra la spalliera del divano la criniera bionda della ragazza, evidentemente seduta. Vedeva solo la schiena del divano, e oltre il mega televisore, ma dal ticchettio delle dita arguì che lei stesse cazzeggiando con lo smartphone.
“…ciao…” le disse un po’ impacciato, avendola scorta.
“Ciao” replicò gelidamente lei, senza neanche girarsi.

Se vabbè buonanotte…

Davide entrò quindi subito in cucina, deciso a sbrigarsi il prima possibile. Aveva già più o meno in mente come procedere grazie alla rapida occhiata che aveva dato la settimana precedente.
Quando tornò ad ispezionare il sotto-lavabo, aiutato dalla mini-torcia che aveva dietro, la situazione gli parve però più compromessa del previsto. Possibile che fosse peggiorata così tanto nel giro di pochi giorni? Non erano solo i tubi e i raccordi ad essere ormai marciti, ma, di pari passo, le guarnizioni idrorepellenti sembravano aver superato ampiamente l’età della pensione.
Non volle pensarlo compiutamente, ma in parte si maledisse per aver accettato di fare un lavoro forse più pesante del previsto. Oltretutto durante una pausa pranzo. Sperò, almeno, che non ci fosse bisogno anche di un piccolo lavoro di muratura, perchè altrimenti poteva scordarsi di tornare in un tempo accettabile in ditta.

Ok, diamoci da fare subito allora.

Armato di mini-torcia e tutto, Davide ispezionò per una decina buona di minuti, nel dettaglio, lo stato delle componenti del sotto-lavabo. Si dovette fare spazio togliendo tutto ciò che c’era nel mobiletto, riponendolo sul pavimento lì vicino.
L’ispezione si concluse che era già mezzogiorno e mezzo, ma fu fondamentale per Davide per capire come procedere. Si ritrasse dall’angusto spazio interno del mobile e si erse in piedi, con gli ultimi dubbi da risolvere. Aveva un po’ di sete, forse a causa della polvere che aveva respirato in quell’antro dimenticato da dio.
Per un attimo, per questioni di educazione, pensò di “chiedere il permesso” a Martina prima di aprire il frigo e versarsi un bicchiere d’acqua. Poi, però, memore dell’atteggiamento ben poco accomodante della diciannovenne, e soprattutto non scorgendola più sul divano (era forse andata in camera sua?) prese l’iniziativa e si servì da solo. Sorseggiò il bicchiere d’acqua chino sul tavolo della cucina, dove stava mentalmente selezionando gli attrezzi più idonei per quel lavoro.

Proprio in quel momento di riflessione, Martina si palesò improvvisamente in cucina.
“Hey” gli disse incrociando per un attimo il suo sguardo, ma volgendogli subito la schiena per aprire il frigo.
La risposta di Davide tardò ad arrivare.
Rimase basito nel ritrovarsela davanti con indosso ancora una vestaglia da notte, nonostante fosse ora di pranzo. Arrivava giusto sotto il sedere, era scura, e lasciava in vista sulla porzione di schiena libera la barra nera orizzontale del reggiseno.
“He-hey” rispose frastornato lui.
In un attimo il turbinio di pensieri lavandinocentrici che gli occupavano la testa venne spazzato via dal un’improvvisa ondata di testosterone che, come uno tsunami, gli allagò le sinapsi.
Martina era davanti a lui, di spalle, come se niente fosse, bevendo un bicchierone di succo di frutta.
Davide lottò forse per un paio di secondi con se stesso per evitare di incedere sul corpo della ragazza. Cercò di rimanere con lo sguardo piantato sul borsone aperto davanti a lui, ma sarebbe stato umanamante impossibile resistere alla tentazione di osservarla, soprattutto visto che non c’era pericolo di essere scorto da nessuno.

Posò quindi lo sguardo su quelle gambe nude e quindi salì, incrociando così il bordo di pizzo della vestaglia che accoglieva quello che aveva già avuto modo di notare essere un culo di tutto rispetto. Tondo, mezzalunato, e particolarmente sottolineato dal pronunciato restringimento dei fianchi sovrastante.
Il tessuto della vestaglia, poi, una specie di tulle semi-trasparente, rendeva il corpo ancora più esposto, rendendo evidente, nelle sue zone più chiare, l’aderenza delle natiche alla vestaglia.
Davide osservò con crescente attenzione proprio quella zona anche perchè, per quanto si sforzasse, pur nella non eccezionale luce della cucina, non trovava indizi visivi circa il suo intimo. Un elastico, una fascia…niente.

Ma…non ha su niente sotto…?

Non fece in tempo però a soffermarsi su quell’indagine perchè, come era arrivata, Martina sparì. Alzò i tacchi e si eclissò nella medesima posizione sul divano che aveva assunto quando lui era entrato.